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Passeggiate d’Arte

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Inserire la descrizione dell’evento, da inserire nel programma.

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MANUFATTI PER LA MUSICA • Mostra mercato di 5 giovani liutai pugliesi

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Anima Mea ospita l’esposizione di alcuni lavori di cinque giovani liutai pugliesi: Daniele Di Gregorio, Piero Pascale, Bruna Samele, Giuseppe Scaramuzzi, Ester Passiatore. Un grazie al loro ingegno, senza il quale non ci sarebbe la musica!

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Ester Passiatore si è formata presso la “Civica Scuola di Liuteria” di Milano dove si è diplomata nella costruzione di strumenti ad arco nel 2008. Ha frequentato corsi di restauro e verniciatura con il Maestro Hans Nebel e corsi di scultura con la Maestra Gesina Liendmeier.Ha frequentato la bottega dell’archettaio Fausto Cangelosi a Firenze dove ha imparato rudimenti per la manutenzione di archi moderni e barocchi.

Da cinque anni lavora a Milano nel laboratorio del Maestro Carlo Chiesa, noto esperto di liuteria antica, come collaboratrice nella costruzione di strumenti nuovi e nel restauro di strumenti antichi. Ha un suo laboratorio a Bari dove si occupa della costruzione e restauro di strumenti ad arco moderni e barocchi: violini, viole, violoncelli, viole da gamba.

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Daniele Di Gregorio Diplomato nel 1999 presso il C.R.F.P. di Bisignano (CS) sotto la guida dei maestri liutai Gabriele Carletti e Fiorenzo Copertini Amati con i quali porta avanti un costante lavoro di aggiornamento.

Contemporaneamente svolge la sua attività di costruttore di strumenti per quartetti classici, moderni e barocchi, e di restauro di strumenti a corda.

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Giuseppe Scaramuzzi inizia la sua formazione di liutaio nel 1996 a Cremona, dove frequenta la scuola di liuteria “Antonio Stradivari”. Nel 2001 si trasferisce a Bologna per approfondire le tecniche di ebanisteria. Dal 2006 si dedica alla costruzione di strumenti a pizzico.

Dal 2008 Samele e Scaramuzzi lavorano insieme a Bari dove costruiscono e restaurano strumenti a pizzico antichi e moderni. Costruiscono chitarre classiche ispirandosi ai progetti dei grandi maestri del passato pur mantenendo un gusto ed uno stile personale. Per la costruzione di copie di strumenti antichi, si basano sui rilievi di strumenti conservati nei musei, o, nei casi più fortunati, dai rilievi che personalmente fanno su strumenti originali.

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Bruna Samele inizia la sua formazione di liutaia nel 1997 a Modena, dove studia e lavora per alcuni anni presso la “liuteria Masetti”.
Nel 2007 si diploma presso la “civica scuola di liuteria” di Milano, dove approfondisce le tecniche di restauro con il maestro Gabriele Negri, le tecniche di costruzione degli strumenti antichi con il maestro Tiziano Rizzi e frequenta il laboratorio del maestro Federico Gabrielli.

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Piero Pascale si è formato presso la scuola di Liuteria di Bisignano (CS) dove si è diplomato nel ’98 sotto la guida dei maestri Ragghianti e De Bonis. Si occupa della costruzione, ripristino funzionale e restauro conservativo di chitarre elettriche, bassi elettrici, chitarre acustiche, bassi acustici, chitarre classiche.
Inoltre di dedica al restauro di strumenti storici destinati alla musealizzazione e alla costruzione e manutenzione di strumenti classici. Collabora con alcuni tra i più importanti musicisti della scena locale e nazionale (sia per produzione di strumenti custom che per la manutenzione e cura di strumenti plurimarche):

Pino Mazzarano, Rocco Zifarelli, Gigi Lorusso, Giovanni De Pasquale, Andrea De Pasquale, Giuliano Vozella, Piero Paciullo, Vito Losito, Nico Loseto, Daniele Trent, Alessandro Donadei, Joe Belviso, Nicky Belviso, Max Monno, Alex Milella, Alberto Parmegiani, Gianluca Fraccalvieri, Gianni Vancheri, Vito Ottolino, Giuseppe De Trizio, Beppe Sequestro, Pasquale Ninni e molti, molti altri…

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SACRE STRAVAGANZE • Ensemble AbChordis

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Nello sfaccettato panorama musicale del ‘700 europeo, l’Italia restava quasi completamente assorbita dal melodramma e dalle nuove forme strumentali, che dovevano conservarla in prima linea nel mondo delle Accademie e dei Teatri. Non per questo la produzione sacra, nelle sue diverse forme, fu meno copiosa che nei secoli anteriori, ma essa ondeggiò incerta fra il manierismo accademico e lo stile operistico, tra le regole del contrappunto severo e l’attualità profana.

In questo contesto culturale la città di Napoli divenne il luogo di una perfetta sintesi tra tradizione e innovazione, dando vita ad un nuovo genere di Musica Sacra che, a partire dal celebre Stabat Mater del Pergolesi, si impose ben presto sulla scena internazionale. In omaggio ad una tale meravigliosa vivacità e creatività musicale, abbiamo voluto proporre un progetto di ricerca e riesecuzione di “Opere Sacre”, perlopiù inedite ed ineseguite, di alcuni grandi Maestri della Scuola Napoletana, dove l’esperienza del Sacro, il sentimento religioso popolare e il lirismo operistico carico di pathos partenopeo si incontrano.

Programma della serata

Francesco Nicola Fago, detto il Tarantino (1677 – 1745)
Messa Breve – Kyrie e Gloria à 4 voci, con Violini e Basso Continuo

Francesco Ricupero (XVIII sec.)
Sonata per Fagotto solo e Basso Continuo – Allegretto

Gennaro Manna (1715 – 1779)
O mundi infelix vita! – Mottetto à Basso e Fagotto soli, con Violini e Basso Continuo

Leonardo Ortensio Salvatore Leo (1694 – 1744)
Sinfonia Concertata di Violoncello, con Violini e B.C. – 1. Andante Grazioso, 2. Non Presto

Gennaro Manna (1715 – 1779)
Dies irae – Sequenza de’ morti à 4 voci, con Violini e Basso Continuo

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LA LANTERNA MAGICA

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Niccolò Paganini nacque a Genova il 27 ottobre 1782 in una modesta famiglia.
All’età di 7 anni ricevette le prime lezioni di mandolino, passando subito allo studio del violino. Nell’arco di pochi mesi il piccolo Niccolò sviluppò capacità tecniche che avrebbero fatto in seguito di lui il più grande e leggendario violinista di tutti i tempi.
Dal 1801 al 1804 sparì dalle scene pubbliche per andare a vivere con una donna che amava. Niccolò le dedica una composizione per chitarra sola: minuetto che va chiamando Dida.
La chitarra divenne, assieme al violino, la sua compagna di viaggio attraverso l’Italia e l’Europa. Con la chitarra componeva e accompagnava la musica da camera con archi: duetti, trii e quartetti di grande bellezza musicale.
Il Centone di Sonate per violino e chitarra, composto dopo il 1828 è una raccolta di 18 bellissime sonate. L’equilibrio della forma e la bellezza dei temi musicali fanno del Centone una delle raccolte più belle del grande maestro genovese.
Nella musica da camera di Paganini il virtuosismo trascendentale cede il posto ad un’anima semplice e legata agli intimi affetti e ci svela il rapporto tra belcanto italiano e musica popolare, quella della sua Genova con le strade strettissime incastrate tra i monti ed il mare. Ci parla del suo modo di vedere il mondo, come fosse una Lanterna Magica con gli occhi semplici e meravigliati di un bambino.

Programma della serata

Sonata 6 * Larghetto cantabile, Rondo’ Allegro assai
Sonata 18 * Allegro Presto, Rondo’ a Balletto, Allegro Vivissimo
Romanza ° Piu’ tosto Largo Amorosamente, Andantino variato
Sonata 15 * Introduzione Maestoso, Tema con variazioni, Andante Moderato, Rondo’ Allegretto

* dal manoscritto Centone di Sonate per Violino e Chitarra (1828)
° dalla Gran Sonata a Chitarra sola con accompagnamento di Violino (1803)

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OFFICIUM TENEBRARUM • Orchestra Barocca Orfeo Futuro

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Le Lamentazioni di Geremia ci riportano al momento desolato e buio che seguì la distruzione di Gerusalemme e la deportazione di molti israeliti ad opera delle armate del re Nabucodonosor intorno al 587 a.C. Tali componimenti letterari sono concepiti secondo l’artificio dell’ acrostico alfabetico in cui ogni strofa delle singole lamentazioni comincia con parole che iniziano con le varie lettere dell’alfabeto ebraico in successione progressiva. Questo modello stilistico, avente probabilmente funzioni pratiche mnemoniche, ci indica la volontà di comprendere la totalità delle sofferenze umane tra l’Alef e il Tau. La tradizione di cantare le lamentazioni risale fino agli antichi giudei, ma fino al VI secolo la scelta dei brani da utilizzarsi durante il Triduum Sacrum (giovedì, venerdì e sabato santo) variò notevolmente, finchè il concilio di Trento stabilì un ordine sistematico, che è quello ancor oggi in uso. Le lamentazioni venivano cantate al Mattutino, anticamente prescritto da S.Benedetto all’ora ottava, cioè intorno alle due di notte, poi successivamente fissato anticipandolo al giorno precedente de sero, hora competenti, e ciò per facilitare la partecipazione dei fedeli a questi spettacolari uffici, particolarmente amati.
Il nome Matutino Tenebrarum è dovuto al fatto che l’Ufficio veniva a cessare quando ormai erano le tenebre, accentuate anche dallo spegnimento, alla fine, di tutti i lumi. Il Mattutino è suddiviso il tre notturni, ognuno dei quali comprende tre salmi e tre letture: nel primo notturno le letture erano tratte dall’antico testamento, e qui dunque , durante il triduo pasquale, venivano cantati i brani scelti dalle lamentazioni; i salmi venivano probabilmente cantati in gregoriano. Caratteristica dell’Ufficio notturno del triduum era la Saetta, candeliere triangolare che portava infisse 15 candele.
Queste candele venivano estinte una dopo l’altra successivamente alla fine di ogni salmo o cantico per ricordare la progressiva defezione degli apostoli al momento della Passione; rimaneva accesa solo una candela, che reservetur absconsa usque in sabbatum sanctum: cioè la candela che rappresentava il Cristo veniva celata dietro l’altare per simboleggiare la sua morte. A questo punto dai seggi del coro si levava un certo rumore (fit fragor et strepitus alinquantulum), probabilmente per esprimere la convulsione della natura nel momento in cui, spirato Gesù sulla croce, la terra tremò, le rocce si ruppero e s’aprirono i sepolcri, fino a quando il cero nascosto non riappariva alla vista di tutti simboleggiando la risurrezione ed annunciando la fine dell’Ufficio delle Tenebre.

Orfeo Futuro propone in questo programma tre Lezioni delle Tenebre: una del compositore Gaetano Veneziano, una di Alessandro Scarlatti ed una composta per l’occasione da Alessandro Ciccolini.
“La plus belle musique que se fasse à Naples”: così commentava nel 1632 il viaggiatore francese Jean-Jaques Bouchard avendo assistito all’esecuzione musicale delle Tenebrae nel palazzo vicereale da parte della Cappela Reale per il Mercoledì Santo. In una città che contava circa 400.000 abitanti, 500 cappelle e un’infinità di compagnie di musici operò Gaetano Veneziano nato a Bisceglie nel 1666, e divenuto l’allievo prediletto di F. Provenzale, il più importante dei musicisti napoletani della fine del seicento. Veneziano, dopo l’esordio come assistente e copista di Provenzale, divenne attivo come docente nei conservatori e maestro in varie chiese napoletane, ma soprattutto vinse i posto di maestro della Real Cappella nell’anno stesso della morte del suo insegnante, nel 1704, rimanendo poi come assistente di Alessandro Scarlatti dal momento del ritorno del musicista palermitano fino alla morte, nel 1716. Di lui si conservano numerose composizioni legate all’Ufficio delle Tenebre, in alcune composizioni è interessante notare che Veneziano scrisse in calce le varie esecutrici: “Per suor Chiara”, “Per la Madre Sotto Priora”.
Alessandro Scarlatti, compositore prolifico di melodrammi, cantate, musica strumentale e sacra, scrisse 6 Lettioni per le Tenebre, cinque per voce di soprano e una per tenore, tutte con accompagnamento di archi; si ignora la committenza di tali composizioni, ma si pensa che vennero scritte intorno al 1706. Nelle lamentazioni di Scarlatti notiamo un linguaggio musicale estremamente rigoroso, ben diverso dalla scrittura alla moda che il teatro richiedeva e che egli utilizzò nei suoi numerosi melodrammi ed oratori; il contrappunto rigoroso, lungi dall’essere aridamente accademico, diviene un formidabile mezzo con cui dipingere i vari stati d’animo del testi poetici musicati. Tale maestria nel “contrappunto espressivo” viene pienamente espressa anche nel II concerto per archi, tratto dai “VI Concertos in seven parts” pubblicati postumi a Londra nel 1740: dopo un poderoso inizio fugato e uno struggente movimento lento, un brillante minuetto conclude questa breve pagina strumentale del “Cavalier Scarlatti”.

Nella seconda parte del concerto Orfeo Futuro propone una prima esecuzione assoluta: una Lamentazione a due voci e strumenti composta per l’occasione da Alessandro Ciccolini, direttore e primo violino dell’ensemble. La composizione si articola in 12 movimenti consistenti in un susseguirsi di duetti, arie e “intonazioni-ariose” delle lettere ebraiche, il tutto nello stile compositivo italiano di inizio XVIII secolo: “questo linguaggio musicale è sempre stato il modo privilegiato per potermi esprimere, rappresentando in musica tutti i sentimenti, emozioni e pensieri scaturiti dalla mia anima”.

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Amore contraffatto

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Amore contraffatto nasce dall’incontro tra Rachid Safir, direttore dei Solistes XXI e il celebre violista Christophe Desjardins, in occasione del debutto internazionale di Devequt II di Gianvincenzo Cresta al Festspielhaus Hellerau di Dresda.
La distanza di quest’opera dalle arditezze tardorinascimentali di Gesualdo è solo cronologica, grazie al recupero di stilemi antichi da parte di Cresta e grazie anche all’affinità che si intuisce tra il dissidio di Iacopone e l’inquietudine di Gesualdo.

  • martedì 9 ottobre 2012 ore 20.30 • MOLFETTA Museo Diocesano
Programma della serata

Carlo Gesualdo, Responsoria Sabbato Sancto 

Sicut ovis
Jerusalem, surge
Plange quasi virgo
Recessit pastor noster
O vos omnes
Ecce quomodo

Gianvincenzo Cresta, Devequt II 

Parole dalle laude di Iacopone da Todi, per ensemble di voci e viola narrante (I esecuzione in Italia)

I . No lo dir mai (strumentale)
II. Nel suo demorare
III. D’aver lo tuo amore (strumentale)
IV. Possedi posseduta

Il programma della serata è stato pubblicato in CD da Digressione Music in collaborazione con Stradivarius e presentato all’Opéra Bastille di Parigi il 5 febbraio 2013.

Digressione Music Label

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Giochi d’ancia

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15 oboi per un solo oboista, con Paolo Pollastri e Michele Visaggi, clavicembalo francese e pianoforte.

Programma della serata
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MUSICHE

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STRUMENTI

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ORIGINI

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G. Mainerio, Schiarazula Marazula e Ungaresca 

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Schalmei (Korber, copia da Anonimo, 1400 ca, LA 440 Hz)

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‘700

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J.J. Hotteterre Le Romain, Prélude et Gigue dalla III Suite in Re Maggiore op. II, per oboe e basso continuo

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Oboe Barocco Francese (Cottet, copia da Hotteterre, 1700 ca, LA 392 Hz)

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La voce del mondo

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Un’esperienza unica, un percorso di formazione artistica e umana, un grande entusiasmo e una competenza musicale sorprendente: questo e molto di più è Juvenes Cantores, il coro fondato e diretto da Luigi Leo.
Vincitori di numerose rassegne e festival specialistici, sono il gruppo vocale pugliese più conosciuto all’estero.

Il programma è una bellissima antologia di polifonie antiche e moderne provenienti dai cinque continenti e comprende anche alcune trasfigurazioni colte di canti popolari dal mondo che i ragazzi cantano con consumata maestria e sprezzatura: l’arte di far apparire semplici le cose difficili.

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Programma della serata
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Gregor Aichinger (1564-1628)

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Memento salutis auctor
Salve regina

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Eva Ugalde (1973)

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Ave maris stella

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Strobach Sigfried (1929)

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Ave maria

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Knut Nystedt (1915)

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Hosanna

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Beccaceci Roberto (1958)

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Ave regina coelorum

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Gustav Holst (1874-1934)

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Ave maria

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Matsushita Ko (1962)

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Ave Regina coelorum

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Edoardo Di Capua (1865-1917)

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O sole mio

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Luigi Denza (1846-1922)

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Funiculì funiculà

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Javi Busto (1949)

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A tu lado

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Michael Brewer arr. (1935)

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O-re-mi

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Cristian Grasse (1973)

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Tottoyo

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Julio Albert Hernandez arr. (1900-1999)

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Goza mi calipso

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Stephen Hatfield arr. (1956)

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Las amarillas

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Doulce Mémoire

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La celebre Chanson di Pierre Sandrin, Doulce Mémoire, è una delle melodie più frequentate da compositori e strumentisti del Rinascimento. Nel concerto è utilizzata come pretesto ideale per ritrovare lo spirito di una stagione straordinaria della musica europea, mediante una ricomposizione delle sue prassi esecutive più qualificate: l’esaltazione della danza, l’utopia dell’imitazione della voce umana, l’affresco delle coloriture; e su tutto questo la sfida più alta dello spirito improvvisativo, tanto centrale nelle prassi dei maestri antichi quanto poco frequentata nelle esecuzioni odierne.
Doulce Mémoire gioca con alcuni dei temi maggiormente ricorrenti nella poesia per musica fra Rinascimento e Barocco, veri e propri luoghi dell’anima in cui ritrovare quello spirito. Il nome dell’ensemble è un omaggio alla celebre famiglia di musicisti italiani che, emigrando in Inghilterra, introdussero lì la viola da gamba, che sarebbe poi diventato lo strumento più amato, insieme al liuto, nel paese oltremanica.
Ma in questo itinerario è capitato di trovare, vicinissimi ai gioielli del canto antico, alcuni modi e stilemi sorprendentemente familiari: così si affaccia la tentazione di proporre con gli strumenti del passato alcune meraviglie della canzone moderna: una giravolta della memoria che inverte le prospettive fra passato, presente e futuro.

Programma della serata

INGHILTERRA
Alfonso Ferrabosco II (1575-1628), Four notes Pavan
John Dowland (1563-1626), Can she excuse my wrongs
John Dowland (1563-1626), The Earle of Essex Galiard
Anonimo inglese (sec. XVII), This merry pleasant Spring

Richard Nicholson (sec. XVII), Cuckoo
Orlando Gibbone (1583-1625), The Silver swan
Anonimo inglese (sec. XVII), When Daphne from fair Phoebus did fly

GERMANIA
Samuel Scheidt (1587-1654), Pavane und Courant
Dietrich Buxtehude (1637-1707), Klag-Lied
Samuel Scheidt (1587-1654), Courant dolorosa

ITALIA
Anonimo (sec. XVI), Padouane
Pierre Sandrin (1490-1560), Doulce mémoire
Diego Ortiz (c1510-1570), Recercadas
Matheo Flecha (1481 – 1553), Teresica hermana
Claudio Monteverdi (1567-1643), Zefiro

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