OFFICIUM TENEBRARUM • Orchestra Barocca Orfeo Futuro

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Le Lamentazioni di Geremia ci riportano al momento desolato e buio che seguì la distruzione di Gerusalemme e la deportazione di molti israeliti ad opera delle armate del re Nabucodonosor intorno al 587 a.C. Tali componimenti letterari sono concepiti secondo l’artificio dell’ acrostico alfabetico in cui ogni strofa delle singole lamentazioni comincia con parole che iniziano con le varie lettere dell’alfabeto ebraico in successione progressiva. Questo modello stilistico, avente probabilmente funzioni pratiche mnemoniche, ci indica la volontà di comprendere la totalità delle sofferenze umane tra l’Alef e il Tau. La tradizione di cantare le lamentazioni risale fino agli antichi giudei, ma fino al VI secolo la scelta dei brani da utilizzarsi durante il Triduum Sacrum (giovedì, venerdì e sabato santo) variò notevolmente, finchè il concilio di Trento stabilì un ordine sistematico, che è quello ancor oggi in uso. Le lamentazioni venivano cantate al Mattutino, anticamente prescritto da S.Benedetto all’ora ottava, cioè intorno alle due di notte, poi successivamente fissato anticipandolo al giorno precedente de sero, hora competenti, e ciò per facilitare la partecipazione dei fedeli a questi spettacolari uffici, particolarmente amati.
Il nome Matutino Tenebrarum è dovuto al fatto che l’Ufficio veniva a cessare quando ormai erano le tenebre, accentuate anche dallo spegnimento, alla fine, di tutti i lumi. Il Mattutino è suddiviso il tre notturni, ognuno dei quali comprende tre salmi e tre letture: nel primo notturno le letture erano tratte dall’antico testamento, e qui dunque , durante il triduo pasquale, venivano cantati i brani scelti dalle lamentazioni; i salmi venivano probabilmente cantati in gregoriano. Caratteristica dell’Ufficio notturno del triduum era la Saetta, candeliere triangolare che portava infisse 15 candele.
Queste candele venivano estinte una dopo l’altra successivamente alla fine di ogni salmo o cantico per ricordare la progressiva defezione degli apostoli al momento della Passione; rimaneva accesa solo una candela, che reservetur absconsa usque in sabbatum sanctum: cioè la candela che rappresentava il Cristo veniva celata dietro l’altare per simboleggiare la sua morte. A questo punto dai seggi del coro si levava un certo rumore (fit fragor et strepitus alinquantulum), probabilmente per esprimere la convulsione della natura nel momento in cui, spirato Gesù sulla croce, la terra tremò, le rocce si ruppero e s’aprirono i sepolcri, fino a quando il cero nascosto non riappariva alla vista di tutti simboleggiando la risurrezione ed annunciando la fine dell’Ufficio delle Tenebre.

Orfeo Futuro propone in questo programma tre Lezioni delle Tenebre: una del compositore Gaetano Veneziano, una di Alessandro Scarlatti ed una composta per l’occasione da Alessandro Ciccolini.
“La plus belle musique que se fasse à Naples”: così commentava nel 1632 il viaggiatore francese Jean-Jaques Bouchard avendo assistito all’esecuzione musicale delle Tenebrae nel palazzo vicereale da parte della Cappela Reale per il Mercoledì Santo. In una città che contava circa 400.000 abitanti, 500 cappelle e un’infinità di compagnie di musici operò Gaetano Veneziano nato a Bisceglie nel 1666, e divenuto l’allievo prediletto di F. Provenzale, il più importante dei musicisti napoletani della fine del seicento. Veneziano, dopo l’esordio come assistente e copista di Provenzale, divenne attivo come docente nei conservatori e maestro in varie chiese napoletane, ma soprattutto vinse i posto di maestro della Real Cappella nell’anno stesso della morte del suo insegnante, nel 1704, rimanendo poi come assistente di Alessandro Scarlatti dal momento del ritorno del musicista palermitano fino alla morte, nel 1716. Di lui si conservano numerose composizioni legate all’Ufficio delle Tenebre, in alcune composizioni è interessante notare che Veneziano scrisse in calce le varie esecutrici: “Per suor Chiara”, “Per la Madre Sotto Priora”.
Alessandro Scarlatti, compositore prolifico di melodrammi, cantate, musica strumentale e sacra, scrisse 6 Lettioni per le Tenebre, cinque per voce di soprano e una per tenore, tutte con accompagnamento di archi; si ignora la committenza di tali composizioni, ma si pensa che vennero scritte intorno al 1706. Nelle lamentazioni di Scarlatti notiamo un linguaggio musicale estremamente rigoroso, ben diverso dalla scrittura alla moda che il teatro richiedeva e che egli utilizzò nei suoi numerosi melodrammi ed oratori; il contrappunto rigoroso, lungi dall’essere aridamente accademico, diviene un formidabile mezzo con cui dipingere i vari stati d’animo del testi poetici musicati. Tale maestria nel “contrappunto espressivo” viene pienamente espressa anche nel II concerto per archi, tratto dai “VI Concertos in seven parts” pubblicati postumi a Londra nel 1740: dopo un poderoso inizio fugato e uno struggente movimento lento, un brillante minuetto conclude questa breve pagina strumentale del “Cavalier Scarlatti”.

Nella seconda parte del concerto Orfeo Futuro propone una prima esecuzione assoluta: una Lamentazione a due voci e strumenti composta per l’occasione da Alessandro Ciccolini, direttore e primo violino dell’ensemble. La composizione si articola in 12 movimenti consistenti in un susseguirsi di duetti, arie e “intonazioni-ariose” delle lettere ebraiche, il tutto nello stile compositivo italiano di inizio XVIII secolo: “questo linguaggio musicale è sempre stato il modo privilegiato per potermi esprimere, rappresentando in musica tutti i sentimenti, emozioni e pensieri scaturiti dalla mia anima”.

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